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Il ministero delle Finanze ha reso pubblico il dato che il 27% dei contribuenti ha dichiarato un'imposta uguale a zero. Il dato è stato ripreso con grande evidenza un po' da tutti gli organi di stampa, qui solo un esempio.
Non ho sotto mano – e onestamente non mi interessa neppure leggerlo – tutto il testo ministeriale, ma a me la notizia non mi ha fatto né caldo né freddo, anzi mi ha solo insospettito il rilievo dato dai giornali. Mi spiego.

Se io sono un lavoratore dipendente, come in effetti sono, e guadagno 3 milioni di euro all'anno (ipotetica di 3° grado, per chi ha fatto latino), non pago il becco di un quattrino con il modello Unico, perché i miei obblighi fiscali sono onorati alla fonte in busta paga. Se ho una casa di proprietà che mi produce reddito denunciabile, posso però per pareggiare i conti col fisco metterci dentro le spese sanitarie, funerarie, scolastiche dei figli, senza infrangere nessuna legge. Vero o no?
Ora in Italia i lavoratori dipendenti sono 19.504.542, circa il 34% della popolazione. Mettendo i due dati a confronto vediamo che c'è un 7% che paga ulteriori tasse, oltre a quelle in busta paga. Ed allora, dove sta lo scandalo?
L'anormalità sarebbe se fosse il 40 o più per cento che dichiara un'imposta pari a zero (dobbiamo pensare anche ai pensionati), segno più che lampante che esisterebbe una larga fascia di evasione. Ma il 27% a me, lettore imbecille, non scandalizza.
Diverso è il discorso su quanto (non) dichiara il rimanente 73%, ma questo è un altro discorso.

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