tien-an-men

Dalla prima volta in cui ho avuto diritto, non ho mai sprecato il mio diritto al voto, salvo il caso di quando l'astensione serviva per far saltare il referendum. E sul diritto-dovere di esprimere comunque una scelta, anche turandomi il naso come diceva Montanelli, ho sempre insistito con i miei figli, perché ogni voto è importante e non va sprecato con la scheda bianca.
Per la prima volta in vita mia, se le cose non cambieranno, penso che imboccherò la strada del rifiuto.
Facciamo l'ipotesi che domenica prossima si vada tutti a votare per le politiche: per chi votare? Scartata a priori ogni confluenza a centro-destra, cosa offrono gli altri? sulle promesse sono bravi tutti, ma cosa hanno fatto o stanno facendo per contrastare la deriva italiana?
Fosse per me, una soluzione ce l'avrei e mi viene dal concetto filosofico che per risorgere bisogna prima toccare il fondo: ogni tentativo di rallentare questo processo porta soltanto ad una più lenta redenzione.
In una democrazia compiuta, anche se imperfetta, maggioranza ed opposizione hanno un ruolo concorrente e complementare, spettando alla prima la direzione ed alla seconda il controllo; dal loro interagire deriva il confronto ed il continuo miglioramento. Quando una delle due, o tutt'e due, vengono meno al loro compito, viene meno anche il confronto ed il miglioramento. L'unico esempio positivo di questi tempi è l'approvazione del disegno di legge sulla terapia del dolore.
Ma questo è l'unico esempio. Per il resto è buio totale e, per rimanere nell'esempio, sarebbe più pietoso lasciare che questo sistema tiri le cuoia il più presto possibile, non somministrandogli più farmaci in grado di farlo sopravvivere. In altri termini, se questa maggioranza è così presuntuosa, la si lasci andare da sola e portare nel baratro l'intero Paese. Finché questo non succederà non c'è verso di cambiare velocemente rotta.

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