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I sondaggi sono come il 2 di spade ed in Italia, dove molti sondaggi in partenza sono "addomesticati" alla propria causa, è difficile trovare dei numeri che siano validi a prescindere. Oltretutto basta una scossa di terremoto, una statuina lanciata da un pazzo o una lettera dell'ex-consorte ai giornali per far schizzare in alto o per far precipitare la popolarità di tizio o caio.
E' molto più "scientifico" ragionare sui numeri che escono dalle sezioni elettorali. Per esempio quasi due anni fa Veltroni aveva portato il PD al 33,2% alle elezioni politiche. Poi, strani giochi di corridoio l'hanno silurato ed al suo posto Franceschini, tre mesi dopo aver assunto la segreteria, aveva un appeal personale – sondaggi alla mano – del 30%, mentre il suo partito era preferito dal 26% degli italiani.
Bersani, sempre a tre mesi dall'incarico a segretario, ha una preferenza personale del 36%, mentre il PD non va oltre il 29%, sempre secondo i sondaggi. Ma per avere dati certi di confronto dovremo aspettare lo spoglio delle regionali prossime.

Nel frattempo si è rifatto vivo il Prodi Cincinnato con la domanda che potrebbe diventare storica: "Ma chi comanda nel PD?".
La maggioranza che alle primarie ha scelto Bersani probabilmente voleva scrollarsi di dosso quell'immagine ex democristiana di Franceschini e quella buonista di Veltroni per affidare a Bersani, uomo di comprovate doti amministrative e governative, l'impegno della riscossa. A parte quel 3% in più rispetto al predecessore – ma ancora distante dai risultati di Veltroni – finora cosa ha accumulato nel proprio carniere il leader democratico?
La marcia del governo e della maggioranza non ha conosciuto rallentamenti, anzi pare che siano tutti molto contenti ad avere come controparte l'ex ministro. Come mai?
Per le regionali il maggior partito d'opposizione ha dovuto prender atto che al Lazio si è autocandidata la radicale Bonino ed obtorto collo ha incassato la candidatura di Vendola in Puglia. Vedremo se a Bologna andrà un Dipietrino, come sembra.
Allora sarà cresciuto il partito in termini di organizzazione, di presenza territoriale, di collegamento con la società, visto che Bersani viene da una grande scuola. Niente di tutto questo, anzi. La società delle primarie ha sconfitto la linea del partito  proprio in Puglia, terra dello sponsor del segretario che ora per volere unanime se ne va fuori dai piedi per presiedere il Copasir.
Chi comanda nel PD? ci stiamo chiedendo tutti. Se la risposta non l'ha trovata Prodi, figuriamoci se riusciamo a trovarla noi. Altro che partito, questo è un condominio.

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