Maroni l'aveva annunciato pochi minuti dopo il lancio del duomo: bloccheremo blog e social network (di sinistra) per bloccare la spirale di violenza politica. Come dire: eliminare i telefoni per eliminare il telemarketing.
Se proprio vogliamo addossare le colpe al mezzo e non a chi usa il mezzo, dovremmo più sensatamente cominciare a bloccare le tv commerciali e non, le vere violente in una società violenta. Ma sarebbe un autogol per il Potere delle Libertà e sarebbe, soprattutto, andare a ledere gli interessi del Capo.
Quindi: via Facebook ed i blog, ma spazio al TG1 e al TG4, al Grande Fratello, alla Mussolini nei talk show, a CSI e simili.
Sulle reazioni dell'onda virtuale e le annunciate manifestazioni, la proposta è stata ridimensionata, o meglio razionalizzata: chi istiga alla violenza via web 2.0 sarà passibile di condanna fino a 12 anni nelle patrie galere, come l'istigazione al suicidio, l'infibulazione, la prostituzione di minori, lo stupro di gruppo, più dello stupro individuale, il doppio rispetto all'omicidio colposo, sei volte tanto l'omissione di soccorso, dodici volte tanto la diffamazione.
Per fortuna di noi tutti, alle grandi promesse non seguiranno, come il solito, grandi effetti pratici perché fatta la legge, inapplicata la norma o trovato l'inganno.
Con i tempi che corrono, mi piacerebbe vedere quale magistrato ha tanto tempo da buttar via per passare le giornate al computer a passare al setaccio tutti i blog e le pagine personali dei social network. Ringraziando Iddio nella nuova finanziaria hanno anche tagliato i fondi per le intercettazioni, quindi mancherà materialmente chi si potrà occupare dei reati della rete.
Male che vada, ci sono sempre i server stranieri. Come per la fecondazione assistita o l'evasione fiscale c'è sempre qualche paese ben felice di accogliere gli italiani, anche anonimi.
Ci sarebbe un'altra via, che ha già dato buoni risultati su altri fronti, ma che non è nell'ottica di questo governo e di questa maggioranza: l'educazione civile dei cittadini. Meglio reprimere che educare.
















