77 fa le gambe delle donne, ma 77 sono anche le convenzioni che l'Italia ha sottoscritto con altrettanti paesi del mondo per non procedere alla doppia imposizione fiscale. Di norma i cittadini pagano le tasse dove producono ricchezza.
E' una norma saggia ed equa. Lo stesso comportamento, però, il nostro beneamato Stato non lo adotta in patria.
Dopo aver promesso (e non mantenuto) nove volte in quindici anni che avrebbe abbassato le tasse, il nostro capo del Governo tra pochi giorni introdurrà una nuova tassa sui supporti di memoria di qualsiasi diavoleria elettronica, dai cd ai dvd vergini, dagli Hdisk interni o esterni ai telefonini. Si calcola che il decreto, firmato da Bondi, porterà nelle casse della Siae più del 400% di quanto incamera oggi, qualcosa cioè come 300 milioni di euro.
Quando i nostri ministri non sanno come giustificarsi invocano l'Unione Europea. Anche in questo caso dicono di uniformarsi all'"equo compenso" già operante negli altri paesi. Vediamo perché la nuova tassa non è "equa" ma è una truffa bell'e buona targata Stato.
Prendiamo il caso di una radio come RDS. Compera un cd dove paga (prima tassazione) i diritti Siae, il cosiddetto bollino di autenticità. RDS manda in onda un brano musicale sul quale (seconda tassazione) paga ancora la Siae. Il sottoscritto ha un negozio con impianto hifi; il sottoscritto compera un cd vergine per registrare la canzone di RDS e paga la Siae sul cd (terza tassazione). Una volta masterizzato il sottoscritto lo diffonde nel suo negozio e per questo deve pagare i diritti alle Siae (quarta tassazione sullo stesso brano).
Questa non è l'Iva, che si paga sulla differenza tra il valore d'acquisto e quello di vendita dello stesso bene. E' una imposizione fiscale multipla e come tale illegittima sotto tutti i profili. Per i pignoli ricordo che l'art. 163 del TUIR recita: "La stessa imposta non può essere applicata più volte in dipendenza dello stesso presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi". Allora, come la mettiamo con la Siae?
Quello che stupisce è che nessuno, comprese le combattive associazioni di consumatori, si sia mai ribellato a questo sopruso. In tempi di elettronica imperante è come la tassa sul grano. Mi piacerebbe sapere che fine fanno veramente queste tasse.
















