Le dittature – ma anche i regimi formalmente democratici che aspirano a diventare dittature – hanno sempre avuto paura della libertà di espressione, e non a caso la libertà di informazione è uno dei primi parametri con cui misurare la democrazia di un paese.
Condivido, quindi, la proposta di nomination al Nobel per la pace di Internet, nelle persone di Larry Roberts, Vint Cerf e Tim Berners Lee, i padri fondatori della rete. Paladino dell'iniziativa è Nicholas Negroponte – le cui dichiarazioni molto lucide puoi leggerle qui – che si chiede stupito perché "in Italia così pochi navighino, solo metà della popolazione". E si scandalizza delle recenti dichiarazioni del presidente del Senato, Schifani, per un bavaglio al Web.

In parallelo è di ieri la notizia che Google non accetterà più censure dal regime di Pechino il quale, a sua volta, oggi risponde invocando il principio della democrazia "guidata": Internet in Cina è libero purché non pesti i piedi al partito. Praticamente è la stessa linea di condotta del Partito nostrano delle cosiddette Libertà.

Ho assistito più volte ai commenti della "gente" su Internet, ovviamente all'indomani di ogni notizia propalata dai tiggì dopo qualche caso di pedofilia, violenza o simili. Il denominatore comune della "gente" che odia Internet è che nessuno mai ha navigato una sola volta, il più delle volte non sa neanche accendere un computer, sono insomma degli ignoranti informatici patentati. Ma, siccome l'ha detto Minzolini o Fede, va bene così, anzi va male ed il Web (che non sanno neanche cosa sia) va regolato se non addirittura chiuso.
E' come chiedere di bruciare tutti i libri perché qualcuno pubblica sconcezze o cose contrarie al pensiero comune (!), o di eliminare tutti i telefonini perché i terroristi comunicano tra loro con il cellulare.
E poi ci scandalizziamo perché l'Italia è ancora così arretrata.

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