Raccogliere i propri stracci ed andarsene una volta per tutte. Chi non l'ha mai pensato, almeno una volta nella vita? Poi subentrano tante motivazioni che ci fanno desistere, ma non tutti si arrendono. Anzi, secondo il rapporto annuale sugli italiani all'estero dell'Istituto Migrantes della CEI, sono ben 3.915.767 (il 47,6% è rappresentato da donne) i nostri connazionali che hanno scelto un'altra bandiera, più degli stranieri che sono migrati in Italia all'aprile scorso (3.891.295).
Fra questi quasi 4 milioni c'è anche mio figlio che ha deciso di stabilirsi in terra francese per lavorare. Lì ha iniziato la sua carriera, partendo da dove nessuno in patria lo voleva accettare; ora, a soli sei anni di distanza, è responsabile del suo settore con sette persone alle sue dipendenze, stimato ed amato da tutti i datori di lavoro con cui ha avuto a che fare.
"A parità di condizioni economiche, tornereste in Italia?" ho chiesto a lui ed alla sua compagna, connazionale pure lei e direttrice della sua unità.
La sua risposta è stata eloquente. Come posso tornare quando qui ho alle mie dipendenze un cingalese, un senegalese, un cambogiano, insomma ragazzi di tutto il mondo senza alcuna differenza, mentre quando torno a casa in Italia non sento che parlare di odio verso tutti gli stranieri? Per non parlare di gay e lesbiche che a Parigi non soffrono di alcuna discriminazione.
Siamo in Francia, dove il presidente è comunque espressione della destra, non è Zapatero o un socialdemocratico nordico.
Ma c'è destra e destra, e soprattutto ci sono dei valori fondanti dello Stato che sono patrimonio di tutto il popolo e che non si mettono mai in discussione: la libertà (reale, non ridotta a spillina da mettere sul bavero della giacca), la solidarietà, l'uguaglianza di tutti i cittadini e la laicità della Repubblica, nonostante il paese sia in gran parte cattolico, come l'Italia.
Noi abbiamo qualche problema in più: le mafie, la Lega, l'ingerenza della chiesa, la corruzione, la debolezza dei sindacati. il mix letale che ne consegue fa del nostro paese una nazione arretrata culturalmente e asmatica economicamente. Pare che l'unico a rendersene conto, a destra, sia Gianfranco Fini, e per questo è il più odiato fra quelli che dovrebbero essere i suoi amici. Sembra ssurdo dirlo, ma per fortuna che Fini c'è.

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